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Quali Sono gli Errori da Evitare nella Compilazione del Bonifico Parlante per Bonus Edilizi

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Nei bonus edilizi il pagamento non è un dettaglio amministrativo: è uno degli elementi che l’Agenzia delle Entrate considera essenziali per riconoscere la detrazione. Il bonifico parlante serve proprio a fare parlare il pagamento, cioè a rendere immediatamente leggibili alcune informazioni chiave: chi beneficia della detrazione, chi riceve il denaro e qual è la causale collegata all’intervento agevolato. In pratica, la compilazione corretta del bonifico riduce l’ambiguità e consente alle banche (e alle Poste) di applicare la ritenuta prevista e all’Amministrazione finanziaria di ricondurre la spesa al bonus richiesto. L’Agenzia delle Entrate indica espressamente che nel bonifico devono risultare i dati identificativi necessari, come codice fiscale del beneficiario della detrazione e partita IVA o codice fiscale del soggetto che incassa.

Questo spiega perché tanti contribuenti “perdono” tempo su un campo che sembra banale: un errore formale, se non sanato, può mettere a rischio la detraibilità della spesa o creare contestazioni in controllo documentale. La buona notizia è che molti errori sono prevenibili con un metodo di compilazione, e diversi errori, se già commessi, possono essere rimediati con procedure pratiche, purché gestite subito e in modo coerente.

Indice

  • 1 L’errore più frequente: usare un bonifico ordinario o un canale di pagamento sbagliato
  • 2 Causale incompleta o “sbagliata”: quando poche parole fanno la differenza
  • 3 Codice fiscale del beneficiario della detrazione: confondere ordinante e detraente è un classico
  • 4 Partita IVA o codice fiscale del fornitore: errori di digitazione e soggetto incassante non coerente
  • 5 Importo, frazionamenti e collegamento alle fatture: quando la contabilità “non torna”
  • 6 Ritenuta sui bonifici: confonderla con un costo “in più” e sbagliare i conti con il fornitore
  • 7 Bonifici intestati al soggetto sbagliato: condominio, proprietario, inquilino e casi con più beneficiari
  • 8 Errori “tecnici” del bonifico: data valuta, revoca, annullo e pagamenti dall’estero
  • 9 Cosa fare se hai sbagliato: rifare il bonifico o “sanare” con una dichiarazione del fornitore
  • 10 Conclusioni

L’errore più frequente: usare un bonifico ordinario o un canale di pagamento sbagliato

Uno degli sbagli più comuni è pagare con un bonifico ordinario invece che con la funzione specifica “bonifico per detrazioni” (o diciture equivalenti) disponibile in molte app bancarie e home banking. Il bonifico ordinario spesso non veicola correttamente i campi richiesti e può non attivare la ritenuta alla fonte applicata da banca/poste. Il rischio non è solo “manca una frase”: è che l’operazione risulti, agli occhi del sistema, come un pagamento qualsiasi. Proprio per questo, quando la banca offre un percorso dedicato ai bonus, conviene usarlo, perché forza l’inserimento dei dati tipici del bonifico parlante.

Un errore simile è pagare con strumenti diversi quando la norma e le istruzioni operative richiedono il bonifico per quella specifica detrazione: contanti, assegni, carte o giroconti “interni” possono essere inadatti in molte casistiche. Anche quando il pagamento alternativo è tracciabile, non sempre sostituisce il bonifico parlante per le detrazioni che lo richiedono. L’effetto pratico è che potresti ritrovarti con una spesa “vera” e documentata, ma non conforme al requisito di pagamento.

Causale incompleta o “sbagliata”: quando poche parole fanno la differenza

La causale non serve a scrivere un romanzo, ma deve essere coerente con l’agevolazione e con la natura della spesa. L’errore tipico è inserire una causale generica come “lavori casa” oppure usare il riferimento normativo del bonus sbagliato, ad esempio confondere ristrutturazione edilizia con riqualificazione energetica, o mescolare bonus diversi nello stesso testo in modo confuso. La conseguenza è che la spesa può diventare difficile da attribuire con certezza a un perimetro agevolato.

Nella pratica conviene che la causale contenga un riferimento chiaro al tipo di intervento agevolato e che consenta di collegare il pagamento alla fattura o al documento che stai saldando. Non è un formalismo fine a sé stesso: in sede di controllo, ciò che conta è la “ricostruibilità” dell’operazione. Se la causale è talmente vaga da non distinguere un pagamento per lavori agevolati da un pagamento qualsiasi, ti stai togliendo un pezzo di difesa documentale.

Codice fiscale del beneficiario della detrazione: confondere ordinante e detraente è un classico

Uno degli equivoci più insidiosi è pensare che il beneficiario della detrazione coincida sempre con l’ordinante del bonifico. In realtà il bonifico deve riportare il codice fiscale del soggetto che porterà in detrazione la spesa, che può anche essere diverso da chi materialmente dispone il pagamento. L’Agenzia delle Entrate lo evidenzia proprio nelle regole operative: il codice fiscale da indicare è quello del beneficiario della detrazione.

Questo problema emerge spesso in coppie, famiglie, comproprietà e casi in cui un conto corrente è intestato a una persona ma la detrazione viene ripartita o sostenuta da un’altra. Se nel bonifico inserisci il codice fiscale “sbagliato”, potresti dover ricostruire a posteriori che la spesa era effettivamente sostenuta dal soggetto che detrae, con complicazioni inutili. Per evitarlo, la regola pratica è: prima stabilisci chi detrae e in che misura, poi compili il bonifico in modo coerente con quella decisione, e solo dopo procedi al pagamento.

Partita IVA o codice fiscale del fornitore: errori di digitazione e soggetto incassante non coerente

L’altro campo critico è l’identificativo di chi riceve il pagamento. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate richiedono di indicare la partita IVA o il codice fiscale del soggetto a favore del quale è effettuato il bonifico, cioè l’impresa o il professionista che ha eseguito i lavori o ha emesso la fattura.

Qui l’errore non è solo “mancante”, ma anche “non coerente”. Capita, per esempio, che la fattura sia emessa da un soggetto ma il pagamento venga richiesto su un conto intestato a un altro soggetto, magari un consorzio, una società collegata o un intermediario. Se i dati non coincidono, in caso di controllo può diventare più difficile dimostrare la corretta imputazione del pagamento. Anche gli errori banali di digitazione (una cifra invertita nella partita IVA) sono pericolosi perché rendono il bonifico formalmente “parlante”, ma riferito a un soggetto diverso.

Importo, frazionamenti e collegamento alle fatture: quando la contabilità “non torna”

Un’altra fonte di errori è la gestione degli importi. Se paghi importi diversi da quelli in fattura senza una logica documentale chiara, rischi di creare un disallineamento che complica la prova della spesa. In alcuni casi i pagamenti sono legittimamente frazionati, ad esempio acconti e saldi, o più bonifici per la stessa fattura; il punto è che deve essere tutto riconciliabile. Per questo è utile che ogni pagamento sia collegabile a uno o più documenti specifici, e che la causale non sia identica e indistinta per dieci bonifici diversi.

L’errore tipico qui è pagare “a blocco” più fatture con una causale generica e poi scoprire che, in controllo, l’ufficio chiede di ricostruire analiticamente ogni collegamento. Non è impossibile, ma è un rischio evitabile: più i flussi sono chiari, meno spazio c’è per contestazioni.

Ritenuta sui bonifici: confonderla con un costo “in più” e sbagliare i conti con il fornitore

Molti si sorprendono quando vedono che il fornitore riceve un importo “netto” più basso rispetto a quello disposto: è la ritenuta che banca o Poste applicano a titolo di acconto sull’imposta dovuta dal beneficiario del pagamento. Dal 1° marzo 2024 l’aliquota della ritenuta sui bonifici per detrazioni edilizie è salita dall’8% all’11%, per effetto delle modifiche normative richiamate da diverse analisi tecniche e fiscali.

L’errore da evitare è negoziare o concordare i pagamenti con l’impresa senza chiarire questo meccanismo, perché poi nascono incomprensioni del tipo “manca una parte”. In realtà, se il bonifico è correttamente impostato, la ritenuta è fisiologica e non è un errore del cliente: fa parte del sistema. Il confronto corretto va fatto sull’importo lordo fatturato e sulle modalità di incasso netto, sapendo che il fornitore vedrà una trattenuta e la recupererà nella propria fiscalità.

Bonifici intestati al soggetto sbagliato: condominio, proprietario, inquilino e casi con più beneficiari

Nel mondo reale, i casi “semplici” sono meno frequenti di quanto si pensi. Condomini, comproprietà, usufrutto, locazioni con lavori a carico dell’inquilino, lavori su parti comuni: qui il rischio non è solo il campo compilato male, ma l’assetto complessivo. L’errore più comune è far transitare i pagamenti da un soggetto che non è coerente con il titolo di detrazione o con la documentazione (fatture, delibere, ripartizioni). Anche quando la spesa è corretta, una catena documentale incoerente rende più fragile la posizione.

In questi casi la regola prudenziale è: prima di pagare, allinea intestazione delle fatture, soggetto che detrae e compilazione del bonifico. Se manca questa coerenza, la “correzione” dopo può richiedere ulteriori atti e dichiarazioni, e non sempre è indolore.

Errori “tecnici” del bonifico: data valuta, revoca, annullo e pagamenti dall’estero

Un’area spesso ignorata riguarda le caratteristiche tecniche del bonifico. Ad esempio, la data rilevante per la spesa può dipendere dall’effettivo addebito e dall’esecuzione del pagamento, e non dal momento in cui tu “prepari” l’ordine. Questo diventa delicato a cavallo d’anno, quando la detrazione si vuole imputare a un anno fiscale specifico. Anche la revoca o l’annullo del bonifico, se eseguiti male, possono creare doppie movimentazioni e confusione.

I pagamenti dall’estero o tramite strumenti non standard possono essere problematici perché non sempre veicolano i campi tipici del bonifico parlante italiano e non sempre attivano la ritenuta. Il risultato è che, anche con un pagamento reale, potresti non avere le caratteristiche operative richieste. Se il conto è estero, la prudenza aumenta: conviene verificare in anticipo se la banca consente un bonifico “parlante” conforme, altrimenti si rischia di dover rifare i pagamenti.

Cosa fare se hai sbagliato: rifare il bonifico o “sanare” con una dichiarazione del fornitore

Quando l’errore è sostanziale, la soluzione più pulita è spesso ripetere il pagamento con bonifico corretto, facendosi restituire l’importo del bonifico errato. È un passaggio scomodo ma lineare, perché ricrea ex novo la traccia corretta.

Se non è possibile ripetere il pagamento, nella prassi si ricorre talvolta a una dichiarazione sostitutiva del beneficiario dell’accredito (impresa o professionista) che attesti di aver ricevuto le somme e di averle correttamente contabilizzate ai fini fiscali. Questa impostazione è richiamata anche in chiarimenti e FAQ di settore che riprendono indicazioni attribuite all’Agenzia delle Entrate.

Qui va capito il punto: non è una “bacchetta magica” universale, ma un rimedio documentale utilizzato per recuperare situazioni in cui il pagamento c’è ed è tracciabile, ma manca qualche elemento formale del bonifico parlante. Proprio perché è un rimedio, conviene usarlo solo quando necessario e con un testo coerente, concordato con il fornitore e conservato insieme a fatture, bonifici e resto della pratica.

Conclusioni

Gli errori nella compilazione del bonifico parlante nascono quasi sempre da fretta, da campi compilati “a memoria” o da una mancata coerenza tra fatture, soggetto che detrae e soggetto che incassa. Le tre aree più delicate restano la causale, i codici fiscali/partita IVA e l’allineamento con la documentazione dell’intervento, come indicato anche nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sui dati che devono risultare dal bonifico. Inoltre, dal 1° marzo 2024 la ritenuta applicata da banca/poste è aumentata all’11%, e questo va considerato nella gestione dei rapporti con il fornitore per evitare equivoci sugli importi incassati.

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Alessia Timpa è un'esperta di lavori domestici, fai da te e giardinaggio che ha dedicato anni alla ricerca e alla sperimentazione pratica nel campo del miglioramento della casa e del giardino.

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